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San Casciano in Val di Pesa

Fatta eccezione per la fascia di vigneti che da Santa Maria a Macerata si sviluppa lungo il versante nord del Poggio la Croce, raggiungendo prima la Pieve di Santo Stefano a Campoli e poi le Quattro Strade (come si può osservare ruotando di 180 gradi la seconda immagine), il resto dei vigneti di San Casciano in Val di Pesa affonda le sue radici sui depositi alluvionali antichi compresi tra la Val di Pesa, a ovest, e la Val di Greve, a est.

Una zona quindi geologicamente molto omogenea e non a caso altrettanto omogenea anche dal punto di vista del paesaggio, caratterizzato da dislivelli altimetrici contenuti e da lunghe valli che solcano questa sorta di altopiano in direzione nord-sud. Non potendole analizzare una a una, è giocoforza scegliere tra quelle che meglio si prestano a una descrizione per immagini.

La prima, oltre che la più ampia e la più facile da individuare, è quella del torrente Terzona, che divide il crinale di Montefiridolfi dal resto del territorio comunale per poi sfociare nella Val di Pesa, che con la sua sagoma inconfondibile segna il confine occidentale della denominazione Chianti Classico.

Proprio al suo estremo, muovendosi in direzione del Monte Albano, troviamo poi la zona di Cerbaia i cui vigneti si sviluppano lungo la valle del torrente Sugana, che è anche l’unica, tra quelle principali, a svilupparsi lungo la direttrice est-ovest. Altra eccezione sono anche i terreni, che almeno nella parte più alta della valle, in prossimità de La Romola, vedono un consistente affioramento di Macigno (la stessa formazione che è alla base dei Monti del Chianti).

Più difficile da riassumere in poche immagini è invece il versante orientale del comune, vuoi per l’andamento molto più sinuoso della Val di Greve e vuoi anche per il suo profilo più scavato che offre meno punti di osservazione in grado di garantire un’ampia e dettagliata visuale. Unica vera eccezione è la zona compresa tra Mercatale Val di Pesa e Quattro Strade, caratterizzata da una serie di sottili crinali che scendono in direzione est verso la Val di Greve e dove troviamo anche la maggiore concentrazione di vigneti, almeno se ci riferiamo al settore orientale di questo comune.

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Come fare

[Testi e immagini a cura di Alessandro Masnaghetti, Enogea]

Per quanto semplice e intuitivo possa essere l’uso di immagini panoramiche, alcune precisazioni e suggerimenti sono comunque importanti.

  1. Il maggiore o minore numero di immagini utilizzate nei tour virtuali dei singoli comuni dipende dalla conformazione del loro territorio o dalla loro estensione. Alcuni possono essere spiegati in poche immagini e altri che richiedono invece maggior dettaglio. Il numero delle immagini non sottintende in alcuno modo una diversa importanza di un comune rispetto a un altro.
  2. Per navigare tra le diverse immagini all’interno di ogni singolo tour comunale affidatevi alle miniature che trovate in basso, sopra la barra dei comandi. Per ruotare le immagini, a destra o a sinistra, trascinatele con il mouse oppure con le dita, nel caso stiate utilizzando un telefono o un tablet.
  3. In ogni immagine troverete alcuni nomi che individuano altrettanti riferimenti geografici e/o toponimi.
  4. I colori utilizzati per i diversi nomi hanno tre diverse funzioni. In bianco sono i nomi di poderi e di borghi all’interno della DOCG Chianti Classico. In rosso sono invece i nomi di comuni, frazioni, monti e poggi all’interno degli stessi confini. In azzurro sono infine i nomi delle località situate all’esterno del territorio della DOCG Chianti Classico. Alcuni di questi ultimi, come i monti e le colline, sono stati inseriti per contestualizzare il Chianti Classico rispetto ad altre aree della Toscana facilmente riconoscibili.
  5. Per ultimo, il corso dei fiumi, così come i confini comunali e della denominazione, quando evidenziati, sono da ritenere indicativi, sia perché a volte sono nascosti dalla vegetazione, dalle case o dai rilievi e sia perché, in altri casi, il dettaglio dell’immagine non consente di individuarli con precisione.