N.10 - marzo 2016

I nuovi domini del Gallo Nero

La difesa del marchio dai confini fisici ai confini informatici: l’acquisizione dei nuovi domini .wine e .vin

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Sono passati trecento anni dal primo atto di tutela verso il frutto principe di questa terra, il vino, ad opera del Granduca Cosimo III de’ Medici che promulgò il 24 settembre 1716 il bando con cui furono definiti i confini del Chianti Classico, legando indissolubilmente il vino alla sua zona di produzione.

Dalla penna e calamaio di Cosimo III gli strumenti di tutela si sono evoluti nel corso degli ultimi tre secoli, fino ad arrivare alla tastiera di un computer.

Difendere un marchio collettivo ai tempi di internet è un’attività quanto mai delicata, in più e più casi non protetta da normative sovranazionali condivise, a partire dal controllo sui contenuti fino alla registrazione dei domini. In quello che per un legale è un mondo le cui logiche sono assimilabili a quelle del Far West, nel 2013 si profilò un ulteriore ampliamento dei già lassi confini di internet:
il lancio sul mercato di domini di primo livello a opera di ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’ente internazionale che dal 1998 si occupa dell’assegnazione dei domini e della gestione degli indirizzi IP.

Già responsabile della gestione di 22 domini di primo livello come .gov, .edu, .net, e di altri di livello nazionale, tra cui .fr e .it, ICANN annunciò che altri domini sarebbero stati liberalizzati per dare la possibilità alle aziende di rafforzare il proprio brand, come per esempio .apple, ma anche domini generici come .bike, .clothing e altri. In questa ottica il mondo del vino ha subito riconosciuto nell’immissione sul libero mercato dei domini .wine e .vin, chi
un’opportunità, chi una potenziale minaccia.

Per le denominazioni di origine, in particolare quelle con marchi verbali di grande richiamo, come Champagne e Rioja, rappresentava una partita da non perdere, non solo a livello di comunicazione (la vetrina del web detiene una rilevanza indiscussa nel marketing moderno), ma anche a livello legale di tutela del marchio nei confronti dei non detentori dello stesso.
Grazie ad un incessante lavoro di mediazione con ICANN, molte denominazioni del Vecchio Continente hanno iniziato un percorso teso a proteggere le produzioni europee tracciando dei nuovi confini digitali: l’acquisizione di un sorta di “diritto di prelazione” sulle estensioni dei domini .wine e .vin che contenessero il nome della denominazione. Il Consorzio, erede dei
principi di Cosimo III, ha intrapreso questa strada per primo in Italia, acquisendo l’esclusiva
su alcune estensioni per poi finalizzare all’inizio del 2016 la registrazione di ben 14 estensioni contenenti le parole “Chianti Classico” e “Gallo Nero”.

Se i contrabbandieri di vino del 1700 si trovarono di fronte le commissioni di vigilanza del Granducato, oggi i pirati del web invece devono fare i conti con il monitoraggio consortile, che ha tracciato anche on line confini netti entro cui l’autenticità del Gallo Nero è protetta.

CHIANTI CLASSICO: PRIMO TERRITORIO DI VINO, DAL RICONOSCIMENTO DEI SUOI CONFINI NEL 1716 ALLA TUTELA DEL MERCATO VIRTUALE NEL WEB DI OGGI