N.15 - marzo 2018

L’IMPORTANZA DELL’ORIGINE

Membro di un’alleanza internazionale, il Consorzio Vino Chianti Classico ha partecipato ad una missione negli USA con lo scopo di sensibilizzare il governo americano sull’importanza dell’origine dei vini di qualità.

“When it comes to wine, location matters”, quando si parla di vino, è il luogo che conta.

Così recita lo slogan di apertura del sito origins.wine della Wine Origins Alliance, che illustra i motivi per cui 23 fra le più prestigiose regioni vitivinicole del mondo hanno sottoscritto un accordo per la protezione e promozione dei nomi e dell’origine dei vini (Joint Declaration to Protect Wine Place & Origin).
Si tratta di un movimento transnazionale nato nel 2005 per tutelare le denominazioni d’eccellenza e orientare il consumatore di fronte a un’offerta enologica in costante espansione.
Una sorta di mappatura mondiale dei territori vocati alla produzione di grandi vini, a cui ha aderito nel 2007 anche il Chianti Classico, per il momento, unico distretto enologico italiano partecipante.

Il progetto della Wine Origins Alliance nasce per garantire la riconoscibilità delle produzioni d’eccellenza sui mercati internazionali, fornendo una sorta di garanzia d’identità alle etichette di pregio, prodotte in territori altrettanto prestigiosi. Più che un’organizzazione, si tratta di un’alleanza trasversale che si propone di collaborare con governi locali e con la Comunità Europea affinché vengano offerte maggiori garanzie contro marchi contraffatti ed etichette menzognere.

Per supportare questo progetto, il Consorzio Vino Chianti Classico è stato invitato a partecipare, nel mese di marzo, a una importante missione negli USA, consistente in due tappe, la prima a New York (5 marzo) dove è stata organizzata una conferenza stampa nell’ambito della prima edizione di Vinexpo NY, per presentare le finalità dell’alleanza, seguita da un tasting con i vini delle varie regioni vinicole presenti, a cui hanno partecipato oltre 100 ospiti di cui oltre 70 fra media e operatori del trade.

In questo ambito, sono stati presentati i risultati di un’indagine condotta da GBA Strategies su un campione di wine lovers americani, che rivela che il 94% degli intervistati sono favorevoli all’introduzione di leggi che proteggano i consumatori da etichette ingannevoli e che la stessa percentuale vedrebbe favorevolmente una legislazione che consentisse in etichetta unicamente l’uso del nome della “reale” zona di produzione dei vini.
Del resto l’80% del campione intervistato ritiene anche che la zona di origine sia un fattore rilevante nella scelta di un vino.
Circa tre intervistati su quattro pensano che sia necessario proteggere le zone di origine americane (AVA) all’estero quanto il contrario, confermando la posizione dell’Alliance che, anche per la sua natura trasnazionale, ritiene che non si debba ridurre la questione a una battaglia tra nuovo Mondo e vecchio Mondo, tra USA e Europa, ma che sia invece essenziale mantenere e rafforzare un fronte comune nell’interesse di tutti, e soprattutto nell’interesse dei consumatori.

Ma l’appuntamento clou ci aspettava a Washington, il 7 marzo, dove sono stati organizzati incontri fra i rappresentanti della Wine Origins Alliance e alcuni membri del Congresso e con membri dello staff di alcuni Senatori, selezionati in quanto ritenuti sensibili all’argomento della tutela dell’origine dei vini. Nell’ambito di questi incontri è stato presentato un documento condiviso dalle regioni viticole americane, una risoluzione bipartisan per il riconoscimento dell’unicità delle zone di produzione americane (AVA, American Viticultural Areas) e del loro contributo all’economia americana e globale. “Luoghi speciali producono vini unici e meritano di essere protetti” hanno ribadito, negli incontri, tutti i rappresentanti dell’alleanza. L’attività di lobby si è chiusa con un ricevimento a Capitol Hill, dove sono stati presentati tutti i vini delle regioni vinicole presenti, compreso il nostro Chianti Classico Gallo Nero.
350 persone hanno preso parte al tasting, fra cui un buon numero di rappresentanti del Congresso come Blumenauer (D-OR), Zeldin (R-NY), Thompson (R-NY), Hunter (R-CA), Cohen (D-TN) e Bonamici (D-OR).

Ricordiamo che la storia della Wine Origins Alliance ha avuto origine proprio negli States, dalla comunanza di intenti tra alcune aree vocate alla produzione enologica di qualità, distribuite tra gli stati di Oregon, New York, Washington, oltre che alla rinomata California, le cui etichette sono tra le più conosciute oltre-oceano.
Oggi il movimento di protezione internazionale del vino di qualità conta 23 regioni celebri nel mondo, tra cui, oltre al Chianti Classico in Italia, Bordeaux, Borgogna/Chablis e Champagne in Francia, Tokaj in Ungheria, Jerez e Rioja in Spagna, Douro & Porto in Portogallo, Sonoma County, Willamette Valley, Walla Walla Valley, Napa Valley, Washington State, Long Island, Santa Barbara, Oregon, Paso Robles e Texas negli USA, British Columbia in Canada e per finire dal continente australe, Barossa, Wine Victoria, McLaren Vale e i vini della Western Australia.

Il Chianti Classico, come detto, è stata la prima (e fin qui unica) denominazione italiana ad aderire al progetto, sulla scia di una serie di interventi intrapresi per l’internazionalizzazione, ma anche per la tutela del marchio a livello transnazionale.

“Il valore di questa alleanza è incommensurabile – commenta Sebastiano Capponi, Vice Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, che ha preso parte agli incontri di Washington – proprio perché coinvolge alcune delle più prestigiose regioni vitivinicole del mondo a garanzia di un rispetto reciproco per la tutela dei nomi di origine dei vini. E il fatto che questa sensibilità nasca e sia condivisa anche dalle più prestigiose regioni vitivinicole di oltre-oceano, negli Stati Uniti e in Australia, che sono tra i nostri principali mercati, ci aiuterà sicuramente anche nelle battaglie a tutela dell’origine del prodotto in quei paesi che ancora non riconoscono ufficialmente il valore e l’importanza del concetto di denominazione di origine”.