N.10 - marzo 2016

Il consorzio dei consorzi

È nata A.VI.TO., l’Associazione Vini Toscani DOP e IGP

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Lo scorso 15 marzo, dopo due anni di comune esperienza e discussioni serrate, è stata finalmente costituita A.VI.TO., l’Associazione unitaria dei Consorzi Vitivinicoli Toscani.

Se questo risultato è stato raggiunto lo dobbiamo, senza ombra di dubbio, all’ex Assessore regionale Anna Marson, la docente di urbanistica che nell’estate 2014, con la sua proposta di Piano di Indirizzo Territoriale (PIT), fece letteralmente infuriare i viticultori toscani, spingendoli ad adottare una durissima campagna di comunicazione politica che alla fine costrinse la Regione a cambiare radicalmente rotta. All’epoca definimmo quella proposta “anacronistica e sbagliata”, frutto della miopia ideologica di un gruppo circoscritto di intellettuali poco avvezzi a confrontarsi con il mondo reale, ma che a causa del totale disinteresse del ceto politico rischiava di dare un colpo fatale a tutto il comparto vitivinicolo.

Quella proposta di legge non era che l’ultima di una lunga serie di provvedimenti penalizzanti, potremmo citarne a decine, dalla legge sulle piscine a quella forestale, imposti nella disattenzione generale, il cui unico effetto concreto è stato solo di alimentare il potere delle varie burocrazie pubbliche. D’altra parte non possiamo nemmeno negare che è proprio la frammentazione organizzativa della viticultura toscana ad aver favorito questo processo, poiché se in passato fosse riuscita a far sentire la propria voce probabilmente quegli stessi provvedimenti avrebbero avuto un altro segno.

Nelle intenzioni dei 16 Consorzi fondatori, A.VI.TO. dovrebbe colmare questa lacuna: dovrà essere allo stesso tempo un mezzo per promuovere il confronto politico con la Regione ed il luogo di elaborazione delle strategie unitarie dei consorzi. In definitiva dovrà rappresentare un salto di qualità rispetto al passato, e non a caso la sua nascita è stata riportata con grande enfasi dalla stampa nazionale ed internazionale. La viticultura toscana rappresenta una forza primaria dell’economia regionale, con migliaia di imprese, decine di migliaia di addetti, un fatturato di molto superiore al miliardo di euro ed esportazioni in tutto il mondo. Numeri che parlano da soli e che non hanno bisogno di commenti.

Ma ancora più importante è il contributo che i nostri prodotti danno all’identità e all’immagine internazionale della Regione, immagine che alimenta un flusso turistico con profondi effetti sul reddito e sull’occupazione. Non possiamo accettare che un settore così importante venga continuamente penalizzato dal proliferare di norme, spesso prive di una reale esigenza ma di cui le imprese subiscono i costi; dovremo piuttosto proporre una radicale inversione delle politiche regionali, imponendo una centralità della viticultura sul modello di quanto avviene da tempo in Francia. Seguendo l’esempio francese la Regione dovrebbe non solo “sentire” le nostre imprese ogni qual volta si appresti a varare un provvedimento che le riguardi, quanto promuovere la loro crescita con tutti gli strumenti disponibili, da quelli normativi a quelli finanziari.

Almeno a parole la politica regionale si è mostrata disponibile ad avviare un confronto con la neo-nata A.VI.TO., a partire dai temi oggi sul tappeto: l’applicazione della Legge Obiettivo sugli ungulati e la futura programmazione delle risorse destinate alla promozione. Sulla prima questione il nodo è rappresentato dalla nuova individuazione delle “aree vocate” (alla caccia degli ungulati) e di quelle “non vocate”, all’interno delle quali dovrebbero essere collocate tutte le superfici destinate alle produzioni agricole, compresi i vigneti. Noi riteniamo che i confini delle aree “non vocate” dovrebbero coincidere il più possibile con quelli delle denominazioni, e su questo il confronto sarà certamente aspro. Sul secondo tema, quello dei finanziamenti alla promozione, l’idea di A.VI.TO. è di favorire la presentazione di progetti comuni a tutte le denominazioni solo su quei mercati nei quali il brand “Toscana” possa costituire un vero valore aggiunto, o per usare un altro approccio, quei mercati nei quali le singole denominazioni non sono tra loro concorrenti. In concreto, costituiscono mercati target per una promozione comune l’Estremo Oriente ed il Sud America, mentre i tradizionali mercati di sbocco dei vini toscani, come USA, Canada, UK e Germania, dovrebbero rimanere oggetto delle iniziative dei singoli Consorzi. Nonostante i suoi compiti appaiano alquanto impegnativi, A.VI.TO. non avrà una struttura stabile e si appoggerà interamente su quelle dei Consorzi associati.

Oltre all’assenza di un’organizzazione strutturata, l’Associazione possiede altre due peculiarità: si è dotata di uno Statuto che la rende un organismo profondamente democratico e, al contempo, di un Regolamento per la redistribuzione dei costi basato sulla solidarietà. Ogni Consorzio aderente ha pertanto nominato un proprio rappresentante all’interno del C.d.A. (che coincide con l’Assemblea) ed è anche prevista la rotazione annuale dei presidenti, senza distinzione di dimensione o prestigio della denominazione. Gli eventuali costi saranno invece redistribuiti in base al fatturato dei singoli Consorzi, così da non penalizzare quelli più piccoli. Se A.VI.TO. manterrà la compattezza che i Consorzi hanno mostrato negli ultimi due anni i risultati non si faranno attendere. Le premesse ci sono tutte, basterà insistere.