N.10 - marzo 2016

Il pozzo etrusco-romano di Cetamura

la vite e il vino nel chianti... molo prima del chianti

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Il pozzo etrusco a Cetamura del Chianti, nel comune di Gaiole in Chianti, in Provincia di Siena, si è rivelato una cornucopia di reperti che coprono un periodo di più di 15 secoli che parte dall’epoca etrusca per arrivare al Medioevo passando dall’epoca romana.
L’insediamento di Cetamura, si trova nella proprietà della Badia a Coltibuono (Gaiole in Chianti) ed è stato oggetto di scavi da parte della Florida State University (Tallahassee, Florida) fin dal 1973.

Gli scavi sono stati condotti sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Toscana (Andrea Pessina, Soprintendente e Pierluigi Giroldini, Funzionario per il Comune di Gaiole in Chianti).
Lo scavo nella roccia arenaria di Cetamura, originariamente scoperto da Alvaro Tracchi di San Giovanni Valdarno, è stato esplorato sotto la direzione del professor Nancy T. de Grummond della Florida State University, con l’aiuto della società archeologica italiana Ichnos, diretto da Francesco Cini di Montelupo Fiorentino insieme a Lorenzo Cecchini, Andrea Violetti e Eva Cincar.

Tecnicamente, lo scavo è più propriamente una cisterna per l’accumulo dell’acqua, anche se la sua grande profondità, circa 32 metri (circa 100 piedi etruschi) sotto il livello del suolo, suggerisce un confronto con numerosi pozzi etruschi conosciuti.
Un grandissimo interesse si attribuisce a 14 vasi di bronzo di epoca romana ed etrusca, che sono stati utilizzati per estrarre l’acqua. I vasi sono di diverse forme e dimensioni e con decorazioni varie, decorazioni in rilievo di stile tipicamente etrusco.
Questi, al momento, sono in fase di restauro da parte di Nora Marosi dello Studio Art Centers International (SACI) di Firenze, in collaborazione con il Centro per Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Uno dei vasi etruschi, in realtà un contenitore per il vino, è finemente lavorato e decorato con figurine in bronzo raffiguranti il mostro marino Scilla. Un altro contenitore è stato decorato con una borchia in bronzo raffigurante della testa di un felino con la criniera di un leone e le macchie di un leopardo; il contenitore poi recava come attacchi per il manico teste antropomorfe o più probabilmente di sfinge.
Strettamente associati con i vasi sono stati rinvenuti oltre 450 vinaccioli di enorme interesse scientifico. Sono stati trovati in almeno tre diversi livelli del pozzo e possono fornire una importante chiave per la storia del vino nella Toscana antica nel corso di un periodo che va dal III secolo a.C. al primo secolo d.C. La loro ottima conservazione consentirà analisi genetiche così come datazioni con il carbonio 14.

I vinaccioli rinvenuti sono adesso in fase di studio presso due importantissimi centri di ricerca internazionale: Lourent Bouby sta studiando gli aspetti morfometrici presso il Centre de Bio-Archéologie et d’Ecologie a Montpellier, mentre gli aspetti genetici sono in fase di avanzato approfondimento da parte di Nathan Wales presso il Centre for GeoGenetics dell’Università di Copenhagen.

I vinaccioli possono portare con sé importantissime informazioni sia archeologiche che ampelografiche: per questo motivo il Consorzio Vino Chianti Classico sta finanziando queste due importantissime
ricerche scientifiche.
Un aspetto interessante è che i semi d’uva sono stati spesso trovati proprio all’interno dei contenitori di bronzo, forse indicando un elemento rituale. I semi sono stati anche rinvenuti al fondo del pozzo, insieme con noccioli di olive e nocciole, molto probabilmente offerte fatte al momento in cui il pozzo è stato completato.
Sul fondo del pozzo è stata trovata una notevole quantità di legno bagnato ben conservato, probabilmente anch’esso parte delle offerte. Molti dei reperti di legno mostrano tracce di lavorazione e ad oggi sono già stati identificati diversi oggetti: parti di secchi di legno, una spatola o un cucchiaio, una rocchetto, un oggetto tornito tondeggiante, probabilmente un pomello o una trottola per bambini.

È stata trovata una grande quantità di diversi altri materiali organici fra i quali abbondantissime ossa fra le quali sono state identificati suini, ovini/caprini, bovini fra i mammiferi e polli, piccioni, oche, cigni, gufi , e uccelli canori fra i volatili. Le diverse specie sono state identificate da Ornella Fonzo e Chiara Corbino.
Il loro studio ha suggerito che la dieta degli Etruschi a Cetamura includeva la caccia di cinghiali e cervi e la pesca, mentre i Romani preferivano il pollame.
Numerose corna di cervo, sia lavorate che non, suggeriscono attività di culto.

Vi è ampia evidenza che il pozzo di Cetamura, come le altre fonti d’acqua nell’antichità, era considerato come un luogo sacro.
Offerte agli Dei sono stati trovate all’interno, sotto forma di centinaia di tazze miniaturistiche votive, circa 70 monete di bronzo e d’argento, numerosi astragali e pedine da gioco; due divinità etrusche, denominate Lur e Leinth, venerate nel santuario immediatamente sottostante il pozzo di Cetamura come dei della buona fortuna, erano probabilmente le divinità del posto.

Gli dei hanno ricevuto in offerta oggetti in bronzo, interi o frammentati, fra I quali anche il manico di un colino da vino decorato con una testa di cervo, una statuetta raffigurante un vitello, la testa di un ascia e vari oggetti di ornamento personale.

Sono state rinvenute molte monete di epoca romana sia di età imperiale che repubblicana. Le monete di bronzo dell’età repubblicana portano la testa di Giano, mentre quelle imperiali mostrano una serie di figure imperiali del periodo giulio-claudio: Augusto, Agrippa, Tiberio, Druso, Caligola, Claudio, Antonia, e Nerone.

Le informazioni provenienti da Cetamura sono importanti per molte ragioni. Il ricco contesto di materiali in bronzo, argento, piombo e ferro, insieme alle ceramiche abbondanti e notevole quantità di resti organici, crea un’opportunità senza precedenti per lo studio della cultura, della religione e la vita quotidiana in Chianti e nella regione circostante.
L’enorme quantità di legno bagnato di epoca etrusca, con alcuni manufatti riconoscibili, potrebbe dare nuove informazioni riguardanti tali manufatti normalmente deperibili.

Probabilmente il pozzo fornisce informazioni importantissime sulla storia dell’enologia, proprio nel cuore della zona geografica originaria del Chianti Classico. I vinaccioli d’uva sono di primaria importanza, e il contesto del loro ritrovamento fornisce numerose altre informazioni che riguardano il consumo e l’utilizzo del vino.