Il progetto Chianti Classico 2000

Il Progetto Chianti Classico 2000 nasce dall’esigenza di rispondere al bisogno di rinnovamento della viticoltura nell’area di produzione del vino Chianti Classico attraverso uno studio delle tecniche agronomiche e del materiale vegetale al fine di ottenere nuove e preziose informazioni. Elaborato dal Consorzio Vino Chianti Classico nel settembre 1987, il progetto è stato approvato dal Ministero dell’Agricoltura e dalla Regione Toscana nel 1988, ottenendo anche il riconoscimento della Comunità Europea che lo ha messo a finanziamento. Il progetto si è avvalso della collaborazione della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, che ha curato gli aspetti economici, agronomici e le verifiche enologiche, e della Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, che si è occupata degli aspetti viticoli, patologici e sanitari. La durata del progetto è stata di 16 anni suddivisi in tre cicli, durante i quali si è provveduto alle verifiche e ai controlli sul campo e, successivamente, alla raccolta ed elaborazione dei dati per giungere, infine, alla pubblicazione e divulgazione dei risultati.

CHIANTI CLASSICO 2000

Per la ricerca viticola sono stati impiantati 16 vigneti sperimentali per una superficie complessiva di 25 ettari; per la ricerca enologica sono state allestite 5 cantine per vinificare ogni singola tesi sperimentale. Contemporaneamente, sono state installate 10 stazioni agrometeorologiche nelle zone più significative del territorio sotto il profilo climatico.
Nell’ambito della problematica relativa alla razionalizzazione degli impianti viticoli e alla produzione di qualità, sono state individuate e verificate sul campo sei tematiche fondamentali per la realizzazione di una moderna viticoltura.
La prima ha avuto lo scopo di verificare il comportamento agronomico e il valore enologico di alcuni cloni omologati di alcuni vitigni a bacca nera (Sangiovese, Canaiolo, Colorino e Malvasia Nera) già in uso sul territorio e compresi nell’uvaggio del Chianti Classico.
La seconda ha indagato sulle caratteristiche di una serie di portinnesti, sia quelli attualmente più utilizzati, in quanto ritenuti più adatti all’ambiente pedoclimatico chiantigiano, sia quelli mai sperimentati nel territorio del Chianti.
La terza ha studiato la densità di piantagione più idonea in relazione all’ambiente e al livello produttivo desiderato. Si è trattato, in pratica, di determinare con metodologie sperimentali il rapporto tra le densità di piantagione e il comportamento vegeto-produttivo del vigneto con particolare riferimento alla qualità delle uve e del vino.
La quarta si è occupata delle forme di allevament, al fine di conoscere l’incidenza delle stesse sulla qualità delle uve e dei vini prodotti, prendendo anche in considerazione la necessità di ridurre i costi della potatura manuale.
La quinta ha approfondito le tecniche di gestione del suolo da adottare nel vigneto con lo scopo di valutare la possibilità di attuare l’inerbimento controllato per migliorare la gestione del vigneto e, nello stesso tempo, contribuire anche alla difesa dell’ambiente, limitando il fenomeno dell’erosione.
La sesta ha avuto come oggetto la selezione clonale dei principali vitigni utilizzati nella produzione del Chianti Classico (Sangiovese, Canaiolo e Colorino). E’ stato così possibile individuare 239 presunti cloni fra i quali sono stati selezionati 24 cloni di Sangiovese, 8 di Canaiolo e 2 di Colorino che, risultati esenti dalle principali malattie virali, sono stati poi sottoposti a ulteriori controlli tecnologici. Al termine del periodo di sperimentazione si è giunti, così, all’omologazione di 7 nuovi cloni di Sangiovese e 1 di Colorino, e alla relativa iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite con la sigla "Chianti Classico 2000" (CCL 2000).

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