N.13 - marzo 2017

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI… CHIANTI CLASSICO

Il valore delle origini del vino: when it comes to wine, location matters.

editoriale

La Chianti Classico Collection è da sempre il palcoscenico ideale per presentare al mondo, oltre alle ultime annate dei vini del Gallo Nero, novità e notizie inedite inerenti la denominazione Chianti Classico. La Collection è infatti un evento di respiro internazionale, che ogni anno prevede la partecipazione dei media di settore e della stampa generalista, provenienti da oltre 30 paesi del mondo.
Dopo un 2016 molto intenso e ricco di grandi eventi, l’anno in cui abbiamo celebrato il Trecentesimo anniversario della nostra denominazione, abbiamo inaugurato il 2017, con una manifestazione che ha avuto come elemento catalizzatore della comunicazione, proprio il valore e l’importanza del territorio di produzione del Chianti Classico.

Oltre a suggerire la scelta del claim e del visual che hanno accompagnato la manifestazione con al centro le parole “Cuore, Carattere, Cultura”, il tema del valore del territorio e della sua gente è anche quello che ha ispirato gli scatti di Dario Garofalo – giovane ma già affermato fotografo toscano – in una mostra dedicata a chi vive e lavora nel territorio del Chianti, presentata in anteprima nei giorni della Collection, nel foyer della Leopolda.
Con questa mostra fotografica il Chianti Classico ha voluto rendere omaggio a chi abita il suo territorio di produzione e non solo a coloro che, come i vignaioli, hanno contribuito a renderlo famoso nel mondo ma anche a chi, nel vivere quotidiano, esprime la propria identità e la propria cultura di “chiantigiano”: dall’artigiano all’archi-tetto passando per chef, scienziati, artisti, macellai e protagonisti di produzioni del tutto particolari.

Il valore del territorio per il Chianti Classico è stato infine anche il tema ispiratore della tavola rotonda dal titolo “L’importanza di chiamarsi… Chianti Classico”, il consueto momento di approfondimento per stampa e addetti ai lavori che quest’anno è stato dedicato ad un dibattito su un progetto che il Consorzio Vino Chianti Classico già da alcuni anni condivide.
Si tratta della Joint Declaration to Protect Wine Place & Origin, ovvero l’appartenenza ad un movimento transnazionale nato nel 2005 per tutelare le denominazioni d’eccellenza e orientare il consumatore di fronte a un’offerta enologica in costante espansione. Una sorta di mappatura mondiale dei territori vocati alla produzione di grandi vini, a cui il Chianti Classico ha aderito nel 2007, come unico distretto enologico italiano.“When it comes to wine, location matters”, ovvero quando si parla di vino, è il luogo che conta.
Così recita lo slogan di apertura del sito origins.wine, che illustra i motivi per cui 20 fra le più prestigiose regioni vitivinicole del mondo hanno sottoscritto questo accordo per la protezione e promozione dei nomi e dell’origine dei vini.

Il progetto della Declaration è nato per garantire la riconoscibilità delle produzioni d’eccellenza sui mercati internazionali, fornendo una sorta di garanzia d’identità alle etichette di pregio, prodotte in territori altrettanto prestigiosi.
Più che un’organizzazione, si tratta di un’alleanza trasversale che si propone di collaborare con governi locali e con la Comunità Europea affinché vengano offerte maggiori garanzie contro marchi contraffatti ed etichette menzognere.
È interessante sottolineare che la storia della Declaration nasce negli States, un Paese che ci può apparire in un primo momento lontano dal concetto di valorizzazione delle denominazioni di origine, ma che invece, dando vita a questa importante alleanza trasnazionale, ha dimostrato una sensibilità anche in questo ambito.

Oggi il movimento di protezione internazionale del vino di qualità conta 20 regioni celebri nel mondo, tra cui oltre al Chianti Classico in Italia, Bordeaux, Borgogna e Champagne in Francia, Tokaj in Ungheria, Jerez e Rioja in Spagna, Douro & Porto in Portogallo; Sonoma County, Willamette Valley, Walla Walla Valley, Napa Valley, Washington State Wine, Long Island, Santa Barbara, Oregon e Paso Robles negli USA e per finire dal continente australe, Barossa, Wine Victoria e i vini della Western Australia.

Il Chianti Classico è stata la prima (e finora unica) denominazione italiana ad aderire al progetto, sulla scia di una serie di interventi intrapresi per l’internazionalizzazione, ma anche per la tutela del marchio a livello transnazionale.
Per fare un esempio di alcuni dei successi della Declaration in ambito di protezione e valorizzazione dei nomi di origine dei vini, nel 2016, alcuni produttori della Napa Valley hanno rinunciato spontaneamente all’utilizzo del nome Porto sulle etichette dei loro vini da dessert fortificati. Inoltre la coalizione è riuscita a proteggere i nomi dei “luoghi dei vini” anche nel mondo online.
I membri della Declaration hanno infatti lavorato con Donuts, concessionario americano per i domini online, su un accordo per garantire che i domini con estensioni .wine e .vin. non venissero usati per confondere o trarre in inganno il consumatore finale.

Grazie a questo accordo, il sistema delle denominazioni di origine dei vini europeo ha ottenuto una sorta di diritto di prelazione per la titolarità dei domini sopra citati (es chianticlassico.wine e .vin). Perché – come sottolineano tutte le denominazioni alleate nella Declaration – quando si tratta di vino, non c’è niente di più importante dell’origine, quell’insieme costituito da territorio, vitigno, forme di coltivazione e clima.
E perché i consumatori hanno diritto di conoscere le vere “origini” di ciò che stanno bevendo.

Dichiarazione congiunta per la protezione del luogo e dell’origine del vino.

Dato che è universalmente riconosciuto che sulla terra esistono pochi luoghi veramente straordinari dai quali vengono prodotti grandi vini;
dato che i nomi di questi luoghi vengono stampati sulle etichette, a fianco ai nomi dei produttori, per identificare l’origine del vino stesso;
dato che il vino, più di ogni altra bevanda, ha un valore basato sulla sua associazione con il luogo di origine – e per ottime ragioni;
dato che, ancora prima che la tecnologia moderna ci permettesse di abbinare specifiche definizioni ai suoli, al terreno e ai climi di rilevanti regioni vinicole, i viticoltori erano stati attratti da questi luoghi speciali;
dato che i nomi di questi luoghi sono familiari e sinonimi di qualità;
dato che, rispettosamente, ribadiamo che il luogo di produzione del vino gioca un ruolo molto importante nel processo di selezione da parte del cliente;
dato che siamo inoltre uniti nella nostra convinzione che il nome geografico delle regioni vinicole costituisca il solo diritto di nascita delle uve che vi sono coltivate, e quando questi nomi di luogo appaiono sui vini che non contengono frutta di quelle regioni perdono la loro integrità e la loro rilevanza, diventando vuote parole:venga deliberato pertanto che noi, in qualità di alcune delle regioni vinicole di punta a livello mondiale, facciamo gruppo coeso nel sostenere gli sforzi per preservare e proteggere l’integrità di questi nostri toponimi, strumenti fondamentali per l’identificazione da parte del consumatore delle grandi regioni produttrici di vino e dei vini che producono.