N.1 - giugno 2014

Enopirateria e internet

Nuovi pericoli per l’immagine dei vini italiani a denominazione di origine. Il Consorzio Vino Chianti Classico impegnato con Federdoc nella battaglia contro l’enopirateria.

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ICANN. Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, società americana di diritto privato incaricata di gestire i nomi dei domini, ha deciso recentemente di estendere i nomi dei domini di primo livello generico.

È una società di tipo privato che solo ultimamente ha assunto un ruolo intergovernativo (i Governi facenti parte del Gruppo GAC hanno però solo un ruolo consultivo). ICANN concede domini Internet a chi ne fa richiesta; attualmente ha in carico 1930 richieste, di cui circa 350 riguardanti i nomi generici.

Di queste ultime, due riguardano il nostro comparto: .wine e .vin. La concessione dei due domini avverrà al costo di 185mila dollari cadauna. I titolari dei domini potranno concederli a loro volta ad altri richiedenti, a pagamento, per l’utilizzo con suf ssi i più disparati, non necessariamente abbinati ai vini ma anche ai nomi di nostre denominazioni.

Si tratta di un vero e proprio sistema legalizzato di enopirateria, seppure telematico.
Non esistono infatti, ad oggi, regole stringenti per la concessione dei domini legati a nomi di uso generico (wine o vin, appunto, ma anche food, book, pharma, cars etc) né tantomeno procedure di obiezione, nel caso in cui gli stessi domini di primo livello vengano concessi di loro titolari a privati/speculatori. Sarebbe possibile trovare ad esempio un indirizzo “chianti.wine” senza che il sito parli di vino, o che ne parli male, o che il titolare del sito non abbia alcun legame con il territorio di origine del famoso vino italiano.

Federdoc è dell’opinione che ICANN non possa accettare ad oggi questi dossier, dal momento che non ha previsto un codice di regolamentazione chiaro sulle possibilità d’uso dei domini di primo o secondo livello.

In una recente riunione a Pechino, il GAC, comitato consultivo governativo dell’ICANN di cui fanno parte i governi europei, la Commissione UE e molti Paesi Terzi, ha espresso delle riserve sui dossier riguardanti il vino, ottenendo che la questione fosse rimandata a luglio e che fossero maggiormente valutate le problematiche collegate. La decisione è il frutto della mobilitazione di alcuni Paesi produttori fra cui l’Italia ma anche della Commssione UE.

In tale contesto ha operato Federdoc, giocando di anticipo a Bruxelles, all’interno della propria Federazione europea dei vini di origine EFOW, e sensibilizzando preventivamente in Italia i Ministeri interessati (Esteri, MISE, MIPAAF) af nché nella prossima riunione ICANN-GAC di luglio a Durban almeno i membri del GAC assumano una decisa posizione comune di contrasto.

Come rappresentante dell’agroalimentare, assieme ad AICIG, Federdoc è stata l’unica ad ottenere la partecipazione a riunioni ministeriali allargate ai tre dicasteri di cui sopra, anche di Enti importanti come le Poste, la SIAE, la FIAT per la tutela di altri suffissi (.mail, .book, .car).

“Riteniamo che occorra difendere strenuamente il principio della libertà di utilizzo di nomi generici, che per diritto internazionale non dovrebbero essere concessi in esclusiva a privati.“ afferma Giuseppe Liberatore, vice-presidente di Federdoc. La gestione dei domini Internet è stata finora condotta nel modo più discreto possibile da ICANN e da quanti interessati a che il sistema fosse il più deregolamentato possibile. È ora che l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori siano adeguatamente informati per una presa di coscienza che deve portare alla soluzione dei problemi.

Federdoc è comunque intenzionata a richiedere quanto meno che, qualora vengano concessi i domini sul vino, vengano poste delle condizioni precise in termini di concessione dei sottodomini che salvaguardino le indicazioni geografiche.

 

AD OGGI NON ESISTONO REGOLE STRINGENTI PER LA CONCESSIONE
DEI DOMINI LEGATI A NOMI DI USO GENERICO COME WINE O VIN.