N.10 - marzo 2016

Il chianti patrimonio dell’umanità

Il Presidente della Fondazione per la Tutela del Chianti Classico illustra le linee guida per la candidatura UNESCO

Lo scorso 15 febbraio l’Assemblea dei Soci del Consorzio ha deliberato di avviare il progetto di candidatura del territorio del Chianti a Patrimonio dell’Umanità.

La positiva decisione assembleare ha concluso un lungo e paziente lavoro di studio della nostra Fondazione, attraverso il quale abbiamo cercato, con il supporto di specialisti, innanzitutto di verificare se il territorio avesse o meno i requisiti di una candidatura, e poi di chiarire i suoi aspetti eventualmente “problematici”.

Se mai ci fosse stato bisogno di una riprova, lo studio ha confermato che i valori ambientali, paesaggistici, architettonici e storico-culturali del Chianti sono tali da non mettere in discussione l’idoneità della candidatura stessa; ciò che invece andava chiarito erano piuttosto i presupposti, quelli connessi alle eventuali conseguenze di carattere urbanistico che avrebbero potuto incidere sulle attività vitivinicole delle imprese, inasprendone i vincoli.

Tuttavia anche questi dubbi sono stati fugati, consentendoci di presentare ai soci una proposta priva di controindicazioni concrete, anche se molto impegnativa sul piano economico e gestionale. L’idea centrale è di proporre il Chianti quale “Paesaggio Culturale” di valore universale, collocandolo a pieno titolo all’interno di uno dei criteri di selezione previsti dall’UNESCO per le candidature, un criterio, va sottolineato, che ben si addice al nostro territorio, poiché il Chianti può essere considerato a pieno titolo una delle testimonianze più rappresentative al mondo della capacità umana di plasmare l’ambiente, garantendo, al contempo, la riproduzione delle risorse paesaggistiche, l’attività economica e la conservazione del patrimonio storico-architettonico.

Questa capacità costituisce probabilmente la specificità culturale più importante dei chiantigiani, quella che ha permesso di trasmettere, di generazione in generazione, un patrimonio sostanzialmente integro proprio grazie alla sua attività economica principale. Senza il nostro vino – e senza gli sforzi dei produttori – non sarebbe possibile curare e manutenere il territorio; e senza il nostro vino il Chianti non avrebbe mai avuto il successo di immagine che ne ha fatto una delle mete turistiche più ambite d’Europa. Negli ultimi tre secoli il vino ha modellato costantemente il territorio e continuerà a farlo anche in futuro, ma la grande ricchezza chiantigiana consiste proprio nella sua capacità di evolvere senza distruggere i segni della storia. In sostanza credo sia questa dote che vorremo l’UNESCO riconoscesse quale “Valore Universale”.

Nel progetto di Candidatura che ci apprestiamo ad elaborare il “fuoco” della nostra proposta sarà pertanto incentrato sulla cultura chiantigiana, sulla sua capacità di plasmare e riprodurre nel tempo un paesaggio di rara bellezza e grande spessore storico. Il vino sarà tenuto sullo sfondo della proposta, come un interprete di cui si riconosce l’importanza ma che in quel contesto non riveste il ruolo del protagonista. In ogni caso si tratterà di un progetto lungo e complesso, che vogliamo utilizzare fin da subito come uno strumento di promozione e comunicazione del territorio.

Nonostante i valori indubitabili, la candidatura del Chianti riuscirà a produrre i suoi effetti solo coinvolgendo il più ampio schieramento di forze istituzionali, culturali, imprenditoriali, nonché della cittadinanza. Noi non stiamo proponendo la tutela di un singolo bene, di una scultura o di una piazza, ma di uno stile di vita che trasforma la produzione in bellezza.

Deve essere una candidatura che poggia sulla consapevolezza che il suo successo dipenderà dal contributo che ognuno di noi potrà dare. Nei prossimi anni il nostro compito principale non sarà quello di elaborare il Dossier tecnico di Candidatura – che pure è fondamentale ed obbligatorio – quanto di promuovere la partecipazione di cittadini, istituzioni ed imprese verso un comune obiettivo. Solo se riusciremo a far questo potremo trasformare il riconoscimento UNESCO, sia pur prestigioso, in un effettivo motore di crescita e sviluppo per tutto il Chianti.